La barbatella

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La barbatella


L’avvenimento più  significativo  nella  storia  della viticoltura  moderna  fu  l’arrivo dal Nuovo Mondo di tre gravi calamità: l’oidio giunse nel 1845 e distrusse  interi raccolti soprattutto in Francia; ancora più devastanti furono i danni causati dalla  fillossera, insetto  giunto in  Europa  nel  1868 e infine, nel 1878 arrivò la peronospora.

La  comparsa  di  queste  tre  malattie  causò  una  vera  e  propria  rivoluzione  in viticoltura, che non si basò più sulle norme colturali tramandate  di  padre  in  figlio,  ma  sulle  scoperte scientifiche della biologia e della chimica.

Anche in Friuli Venezia Giulia si ebbero i primi focolai di fillossera nella seconda metà dell’800. La  soluzione  al  problema  arrivò  dalla Francia,  con  un  innesto  tra  l’apparato radicale  delle  viti  americane  e l’apparato aereo delle viti europee.  Questa  tecnica  vivaistica  consentì  alle viti di  resistere all’insetto, portando fin da  subito  il  Friuli  e  in  particolare  la provincia  di  Pordenone  nelle  prime posizioni  tra  i  produttori  mondiali  di barbatelle. Dal 1930 venne istituito a Rauscedo il più grande complesso vivaistico-viticolo del mondo che si distinse soprattutto per la qualità del prodotto.

La produzione ormai da diversi anni ha superato i 60 milioni di barbatelle e copre tutti le aree vitivinicole del mondo con quasi 30 paesi acquirenti.