Il Friuli Venezia Giulia: una storia antica

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Il Friuli Venezia Giulia: una storia antica


La singolare regione dove si trovano i nostri vigneti e la nostra azienda ha un’origine molto antica ed è composta da due regioni storico-geografiche con caratteristiche culturali ben diverse: il Friuli e la Venezia Giulia. All’interno di queste due macro aree convivono da secoli popoli diversi, che mantengono tuttora le loro lingue e tradizioni. Per capire le ragioni di questa multiculturalità è necessario fare un salto indietro nel tempo.

Abitato alle origini dai Liguri, poi da genti veneto illiriche, nel 400 a. C. il Friuli fu invaso dai Celti. L’importanza della regione si accentrò in Aquileia, colonia romana fondata nel 181 a. C. e divenuta poi sede vescovile. Dopo la distruzione totale di Aquileia (452) da parte degli Unni, il centro si spostò a Cividale (Forum Iulii), in seguito invasa dai Longobardi dove prese il nome di Civitas Austriae, da cui il nome odierno. Alla caduta di Desiderio, molti Longobardi del Friuli, guidati da Rotgaudo, dopo aver tentato inutilmente di ribellarsi, si rifugiarono in Baviera.

Nella regione, organizzata come marca, Cividale si trasformò in semplice contea compresa nella marca di Verona che venne poi annessa da Ottone I alla marca di Carinzia. Mentre grazie alla sua posizione strategica Udine crebbe d’importanza diventando centro nevralgico per la cultura e i traffici economici. I Veneziani allora, approfittando delle rivalità esistenti tra Udine e Cividale occuparono le due città e, alla morte dell’ultimo conte di Gorizia nel 1500, tesero all’unificazione della regione in funzione antiasburgica, aggiungendovi le terre goriziane.
La dominazione veneziana diede un forte impulso alla regione che venne poi ceduta all’Austria con il trattato di Campoformio nel 1797. Dal 1804 al 1815 fece parte del Regno d’Italia e dal congresso di Vienna fu assegnata al viceré austriaco del Lombardo-Veneto, ma mostrò la sua insofferenza per il dominio asburgico durante tutto il Risorgimento attraverso congiure e insurrezioni. La costituzione del Regno d’Italia rafforzò l’irredentismo, non solo nell’Istria ma pure a Trieste e a Gorizia. Il processo di industrializzazione di Trieste, di Monfalcone e Pola diventata dopo il 1866 una grande base navale, inserì nella lotta politica una consistente e ben organizzata forza politica socialista, mentre la situazione internazionale, causata dalla Triplice Alleanza rendeva spesso difficile l’azione rivoluzionaria che ebbe le sue principali manifestazioni a Trieste. Queste lotte favorirono un notevole processo culturale e sociale di creazione di una coscienza nazionale tra gli italiani a cui l’Impero Austriaco cercò di contrapporsi. La guerra italo-austriaca del 1915 ebbe tra i suoi obbiettivi fondamentali l’annessione della Venezia Giulia all’Italia. Essa fu combattuta per la maggior parte nel territorio della regione che risentì duramente delle operazioni belliche. A oriente e occidente del fiume Isonzo la regione fu retrovia del conflitto per tre anni e patì gravissimi danni nei porti e nelle valli dell’Isonzo dove Gorizia fu quasi totalmente rasa al suolo. Sugli italiani gravò l’oppressione poliziesca dell’Austria e dopo la rotta di Caporetto nel 1917 il Friuli subì la dura prova dell’invasione e dell’esodo di parte della popolazione.

Il Friuli-Venezia Giulia raggiunse l’attuale conformazione dopo la seconda guerra mondiale. Il 10 febbraio 1947, alla fine della seconda guerra mondiale, l’Italia, sconfitta, firmò a Parigi il Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia. Si scelse Trieste come capoluogo regionale per dare alla città giuliana un ruolo amministrativo importante poiché per troppi anni ne era stata privata. La città che, dalla fine dell’Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però al momento del congiungimento essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli.